La Focàra

Schermata 2015-01-02 a 11.27.59Ogni anno a Novoli, in provincia di Lecce, si svolge dal 16 al 18 gennaio, in onore di Sant’Antonio Abate, patrono del paese, la “festa del fuoco”, un avvenimento che richiama, per la sua singolarità, migliaia di visitatori e pellegrini da ogni parte della provincia. Non si sa con esattezza a quando risale la venerazione dei Novolesi per il “santo del fuoco”, ma è da ritenere molto antica, probabilmente risale all’epoca bizantina. Questa considerazione nasce dal fatto che la devozione a S.Antonio Abate è, appunto, tipicamente bizantina, come bizantine sono anche quelle per San Nicola, San Biagio, Santo Stefano e Sant’Andrea, santi ai quali i Novolesi hanno dedicato delle chiese. Ufficialmente Sant’Antonio Abate diviene protettore di Novoli nel 1664 (vescovo dell’epoca mons. Luigi Pappacoda). Sant’Antonio è anche detto Santo del porcello, o più esattamente degli animali, perché la cultura popolare gli ha attribuito la facoltà di proteggere tutti gli animali da cortile e da stalla.

La festa di sant’Antonio Abate a Novoli, in provincia di Lecce
Testo a cura del Prof. Eugenio Imbriani – (Università del Salento)
La cittadina di Novoli conta poco più di ottomila abitanti, si trova nella piana di Lecce, a dieci chilometri dal capoluogo salentino, in un sito equidistante dai mari che bagnano la penisola, l’Adriatico e lo Jonio, da cui dista una ventina di chilometri. L’area è popolata da comunità vicine tra loro, separate da campi coltivati soprattutto a vigneto, ortaggi, uliveto.

Novoli ha maturato nel corso del tempo una duplice vocazione agricola e commerciale che, se ormai non costituisce più, in seguito ai cambiamenti economici e sociali verificatisi, un emblema identitario, come era in un passato ancora recente, viene tuttavia recuperata nei momenti più importanti della sua vita sociale. Tra questi, il più importante è certamente la festa patronale di Sant’Antonio Abate, che cade il 17 gennaio, ma si sviluppa in un arco temporale molto più ampio e si articola in una pluralità di iniziative (riti religiosi, luminarie, mostre, sagra alimentare, concerti bandistici e di musica popolare, mercato, convegni).
Il monaco egiziano è venerato nella cittadina da almeno quattro secoli, se è vero che già nel 1640 si avvia la costruzione della chiesa a lui dedicata, nel luogo di una preesistente cappella; nel 1664 l’autorità civile e il clero chiedono al vescovo il riconoscimento del santo come protettore, privilegio concesso dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1737.

I preparativi per la festa cominciano molto tempo prima della data canonica, poiché l’organizzazione della stessa, a cura di un comitato cittadino, con il sostegno di numerosi partners pubblici e privati, è diventata sempre più complessa, specialmente negli anni più recenti, e offre numerosi motivi di attrazione non solo per i pellegrini e i devoti del santo, ma anche per turisti, curiosi, appassionati di folklore, visitatori della rassegna vinicola, della mostra mercato, del museo di arte contemporanea, partecipanti a convegni e incontri di vario genere. Il momento di maggior coinvolgimento della comunità rimane l’erezione del monumentale falò (la fòcara) di tralci di vite, a cui verrà dato fuoco la sera della vigilia della festa. Bisogna aspettare la potatura delle vigne per recuperare il materiale necessario alla costruzione della fòcara; le fascine, legate nei campi, vengono trasportate nel grande piazzale alla periferia del paese dove saranno sapientemente accatastate una per una fino a costituire una pira di circa venti metri di diametro per circa venticinque di altezza: l’operazione dura oltre un mese e coinvolge alcune decine di operatori volontari; la forma è una elaborazione del pignone conico in cui sulle aie venivano affastellati i mannelli di grano e varia negli anni: una sorta di torta a più strati concentrici, un cono con un oblò in alto, si può realizzare una galleria alla base; sono necessarie lunghe scale e catene di uomini su di esse per trasferire le fascine in alto, ed è indispensabile che la struttura cresca in modo simmetrico, perché deve resistere al proprio peso e alle intemperie ed essere prova della competenza dei costruttori e del lavoro ben fatto. Nel pomeriggio della vigilia, dopo la messa, si svolge per le vie del paese la imponente processione con la statua del santo e la sera avrà luogo la spettacolare accensione attraverso l’esplosione di numerose batterie pirotecniche che si arrampicano lungo i crinali del falò fino in cima, con effetti molto suggestivi.

Da questo momento si apre la festa vera e propria. Il momento dell’accensione, che è stato sempre di grande richiamo, attrae ormai un numero altissimo di persone, si parla di cifre superiori a ciquantamila, oltre all’interesse dei media. La fòcara arde come un enorme cero fino a consumarsi, per tutta la notte e il giorno dopo, e accompagna, fino a tardi, l’esecuzione di concerti, mentre negli spazi attigui i visitatori si muovono tra le attrazioni, i banchi di vendita, le esposizioni di prodotti enogastronomici, la fiera.

L’altro centro della festa è il santuario del santo, che accoglie un costante afflusso di devoti e pellegrini. Il giorno seguente, nel primo pomeriggio, vi si svolge, nella piazza antistante, la cerimonia della benedizione degli animali: sant’Antonio, infatti, che nell’iconografia è accompagnato da un maiale, è il protettore degli animali domestici. I quartieri centrali del paese sono interamente illuminati dalle ville, con le loro architetture colorate di luce, e i lati delle strade sono occupati dai venditori di ogni tipo di merce.

La festa di Sant’Antonio di Novoli mette in scena la comunità, con i suoi legami e le contrapposizioni, ma si apre anche ai visitatori, che accoglie numerosissimi, impone il rispetto delle consuetudini alimentari proprie dell’occasione, è momento di venerazione e di culto, produce relazioni civili e istituzionali, promuove il dialogo con istituzioni e realtà culturali di altri luoghi, dal luogo privilegiato in cui si colloca, al centro del Mediterraneo.

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